La nostra pratica

Per spiegare questo tipo di “pratica yoga” che insegnamo dobbiamo andare indietro nel tempo – siamo intorno al 3000 a.C. nella città di Mohenjio Dàro – il primo maestro fù Adinatha, un guerriero che praticava l’abilità dell’hatha yoga. In questo tipo di pratica la tensione dinamica presente nelle posizioni e le contrazioni che interessano le varie parti del corpo interferiscono con determinati parametri della fisiologia ordinaria e di quella sopracorporea o mistica, creando così le condizioni indispensabili affinchè avvenga quel passaggio di condizione di stato che è il fine ultimo dello yoga: dalla vita del SAMSARA all’esistenza al fuori di esso, in una condizione di “LIBERATO” pur essendo ancora vivente (JIVAN MUKTA).
Questo tipo di pratica yoga è molto intensa e si esprime con forza nelle sue varie fasi fisiche e mentali. Nello specifico vediamole una ad una:

  • Asana
    Le “Asana” sono posture del corpo con le quali il praticante si porrà a confronto coi propri limiti fisici e mentali per poi superarli con costante volontà e disciplina. Ogni postura complessa fa confluire maggiore prana (energia) verso specifiche parti del corpo, irradiando le relative nadi (canali espiratori) ed i chakra (punti energetici) interessati. L’Asana richiede una precisa condizione mentale e fisica con cui porsi in posizione, quindi necessita di una prima fase di preparazione, per questo é fondamentale svolgere a priori un lavoro di scioglimento e riscaldamento del corpo. Le posture complesse una volta raggiunte vanno mantenute per un determinato tempo e questo sarà possibile attraverso una respirazione adeguata e mirata (pranayama).
  • Pranayama
    Attraverso il controllo del respiro il praticante è in grado di purificare il corpo e la mente. È il controllo (ayama) del soffio vitale (prana) mediante un insieme di tecniche volte a modificare i processi della respirazione. Consentendo così l’accumulo e l’utilizzo dell’energia.
    Il Pranayama costituisce il quarto stadio dell’ottuplice Yoga di Patanjali e il secondo stadio dello Hatha Yoga. Ogni seduta di Pranayama è costituita da un certo numero di cicli respiratori, ciascuno dei quali si compone di alcune fasi: puraka (inspirazione), kumbaka (ritenzione a polmoni pieni) / antarakumbaka (ritenzione a polmoni vuoti) e recaka (espirazione).
  • Bandha e Mudra
    I bandha consistono nella chiusura di alcune parti del corpo, singolarmente o contemporaneamente. Aiutano ad incanalare il respiro verso alcune parti del corpo. I Bandha nella pratica dello Hatha Yoga sono:

–   Mula-bhanda, la contrazione pelvica/anale;
– Uddiyana-bandha, la contrazione addominale che schiaccia la pressione atmosferica contro la colonna vertebrale;
– Jalandhara-bandha, la chiusura del mento verso lo sterno senza abbassare le spalle.

Con ogni inspirazione, Uddiyana Bandha porta avanti l’energia, connettendoti all’aria. Con ogni espirazione Mula Bandha porta l’energia in basso, facendoti diventare pesante e connettendoti alla terra. L’equilibrio tra queste due forze porta all’armonia psico fisica.

Le mudra sono utilizzate nella pratica yoga come completamento di alcuni asana (posizioni) durante le fasi meditative. Le mudra vengono usate anche sotto forma di movimenti, gesti, danze che vanno a completare tecniche, pratiche e meditazioni atte al raggiungimento dell’illuminazione.
Mudra, dal sanscrito “sigillo”, ovvero le gesta che indicano una tecnica destinata a trattenere e dirigere l’energia all’interno del corpo.

 

Dalla concentrazione (pratyhara) alla meditazione (dhyana), fino allo stato di assorbimento (samadhi).
Non é semplice dare una definizione della meditazione, pur facendo riferimento ad insegnamenti di grandi maestri di varie tradizioni l’argomento alimenta sempre dubbi e controversie. Ogni fede, ogni filosofia ne parla da sempre e di meditazioni ne esistono di innumerevoli forme. Moltissimi la praticano. Molti ne sono intimoriti. Molti non la conoscono.

Il principiante potrà sforzarsi inizialmente di fare tanti esercizi in merito, ma ciò che distinguerà il risultato della pratica, sarà la motivazione dello stesso, la molla che lo spinge, perché i miglioramenti ottenuti dalla nostra conoscenza e dal nostro potere sono forze neutrali che diventano positive o negative secondo l’uso che ne facciamo.

La meditazione é la base indispensabile per ogni sentimento di empatia, quella capacità di entrare in sintonia con gli altri. Patañjali, riassume, organizza, espone tecniche di meditazione già note e diffuse, e sviluppa un sistema organico volto a sopprimere l’attività mentale (cittavrttinirodhah, Yoga-sûtra, I, 2): su questo «silenzio» della mente, sulla mancanza di ogni interferenza e stimolo esterno, può finalmente sorgere la coscienza del Sé.

Ti invitiamo a leggere che cosa hanno scritto i maestri della tradizione yoga nella sezione “RISORSE” alla voce DOCUMENTI per avere una visione ampia dell’argomento da più punti di vista.